LETTERATURE COMPARATE

LINGUISTICA E LETTERATURA
COMPARATA 2001

THANATOS: TRAGEDIA ED ELEGIA
PIRANDELLO, WILDER, MASTERS

(18.04.2001)

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... un altro contributo alla scienza comparatistica che nelle lettere non ha ancora una vera e propria "scuola" italiana.

Nell'insegnamento di Letterature Moderne Comparate
curato dal Prof. Sandro Maxia.

Linguistica e Letteratura comparata - Anno 2001 

di Massimo Marongiu 

Copyright M. Marongiu
tutti i diritti riservati
deposito S.I.A.E. 2001

 

Thanatos: Tragedia ed Elegia
PIRANDELLO, WILDER, MASTERS

  

  

Si propone una lettura “spuria” di tre capolavori che ebbero un enorme successo di pubblico che continua sinora, collegati spesso in una sorta di patogenesi, che riportiamo solo come elemento collaterale. Spuria nell’accezione di indicativa più che di un fenomeno di un noumeno di cui ancora restano ampie zone d’ombra, anfratti inesplorati, materiali sconosciuti in una splendida espressione.

 

  • Tre personaggi in cerca d’autore di Pirandello (1921)1

  • Piccola città di Wilder (1938)2

  • Antologia di Spoon River di Masters (1914)3

La trama oscura, che cercheremo per tentativi di dipanare, attraversa il genere storicistico e imbocca la via di un tema rovesciato: quello della discesa agli inferi, magistralmente affrontato dal Boitani nell’Ombra di Ulisse4. La nostra non è una discesa nel gorgo ma sono i personaggi stessi nelle enigmatiche maschere del teatro nel teatro, del teatro povero, del caleidoscopico mondo della poesia elegiaco tragica, nei suoi obliqui quadri, susseguentesi come scene in una impalpabile teatralità che vengono a noi. Sono loro, che non son mai nati o non più in vita che occupano prepotentemente la scena del teatro laccato e accattivante tra i due secoli e aggrediscono il perbenismo borghese e puritano di un’Italia e un’America, in realtà un po’ troppo inconsapevolmente orgogliose, delle loro acquisizioni coloniali.

Si rovescia tutto, come si farebbe “con un guanto”, per dirla con Luigi Livio nel “Teatro in rivolta”.

La vita stessa, dalla presenza del “non essere” diventa meno sicura di sé e si interroga profondamente lacerata sul proprio statuto esistenziale.

La salute è l’assenza del pensiero stesso della malattia. Noi sulle tavole del palcoscenico e nella esibizione dei quadri di Spoon River, troviamo l’essenza e la fine di ogni malessere, tristezza o melanconia, la morte o la non nascita, ci parlano in modo equivoco, senza lasciarci neanche quel minimo di sicurezza che una “morte vera” seppur mitica, canonica, con il teschio e la falce in mano, potrebbe darci.

Si specifica che in “Sei personaggi in cerca di autore” nel 1° atto:

…I Personaggi non dovranno infatti apparire come fantasmi, ma come realtà create, costruzioni della fantasia immutabili: e dunque più reali e consistenti della volubile naturalità degli Attori ….

Il Padre:… Sa bene che la vita è piena di infinite assurdità, le quali sfacciatamente non hanno neppure bisogno di parer verosimili; perché sono vere.5

In “Piccola città” delle sedie rappresentano le tombe del cimitero di Grover’s Corners… I morti guardano di fronte a sé, senza mai girare il capo né gli occhi; ma siedono tranquilli e senza rigidità. Quando parlano il loro tono è fattuale, senza sentimentalismi, e soprattutto senza intonazioni lugubri.6

  

Per chiudere, l’allegoria7 della Morte in Spoon River che si esprime in un misto di slang, retorica e linguaggio colloquiale:

  

The game is ended, I’ve called for you. 

Go out on Broadway and be run over, 

They’ll skip you back to Spoon River 

Il gioco è finito, son stata chiamata per te 

Vai a Broadway e sarai investito 

Ti spediranno indietro a Spoon River.8

 

 

Il genere, le forme, i temi.

 

 

    E’ ovvio che ci troviamo di fronte nelle tre opere ad un genere classico, quello tragico, che presuppone la presenza della morte. Ma non c’è catarsi. Nessuna liberazione è concessa.

La dialettica assume una curvatura particolare, ontologica, nei “sei personaggi”; morale ed elegiaca in “….piccola città”, sempre elegiaca e civile nella “Antologia…”.

  

Nei sei personaggi c’è una frantumazione del tempo totale: personaggi della commedia da fare, e un gioco delle parti che in seguito diventerà “pirandellismo”

  

Il capocomico: sono comici dilettanti

il padre: no: dico nati per la scena, perché…

Il capocomico: Eh via, lei deve aver recitato!

il padre: Ma no, signore: quel tanto che ciascuno recita nella parte che si è assegnata, o che gli altri gli anno assegnato nella vita. E in me poi è la passione stessa, veda, che diventa sempre, da sé, appena si esalti – come in tutti – un po’ teatrale.9

  

Non solo teatro nel teatro ma identità aleatoria che oscilla tra l’io e ciò che si è diventa nella mente degli altri.

Croce stroncò Pirandello dicendo della sua opera: “Se io dovessi definire in poche parole in che cosa questa sua maniera consiste, direi: in taluni spunti artistici, soffocati o sfigurati da un convulso, inconcludente filosofare. Né arte schietta, dunque, né filosofia: impedita da un vizio di origine a svolgersi secondo l’una o l’altra delle due10.

Sarà Adriano Tilger a dare uno “status” a Pirandello come filosofo: “Io mostravo che tutto il mondo pirandelliano faceva centro intorno ad una visione della vita come forza travagliata da un’intera autonomia per la quale la vita è, insieme, necessitata a darsi forme e, per uguale necessità, non può consistere in nessuna forma, ma deve passare di forma in forma. La famosa o famigerata antitesi di vita e forma, problema centrale dell’arte pirandelliana”11.

Gramsci scrisse: Pirandello è un “ardito” del teatro. Le sue commedie sono tante bombe a mano che scoppiano nei cervelli degli spettatori12.

Pirandello stesso in un saggio del 1908 “L’umorismo”, spiega la sua particolare forma, appunto l’umorismo, che è superiore al comico, che è solo il sentimento del contrario. “La riflessione, si, può scoprire tanto al comico quanto all’umorista questa costruzione illusoria. Ma il comico ne riderà solamente, contentandosi di sgonfiar questa metafora di noi stessi messa su dall’illusione spontanea; il satirico se ne sdegnerà, l’umorista, no: attraverso il ridicolo di questa scoperta vedrà il lato serio e doloroso… magari ridendo, compatirà”13.

Questo concetto di “compassione” ci riallaccia a Piccola Città, dove i morti sulla collina dicono dei vivi sconsolati:

  

“non capiscono, non sanno, sono ciechi…”
  

Thornton Wilder dirà che il suo è stato il “tentativo di trovare un valore supremo per tutti i piccoli eventi della nostra vita quotidiana. Una pretesa; una rivendicazione cui ho cercato di dare la massima assurdità possibile, mettendo la cittadina sullo sfondo delle sterminate dimensioni del tempo e dello spazio”. Nessun problema per la scenografia povera ed essenziale, “Moliere diceva che per fare del teatro gli bastavano una pedana e un paio di passioni14”.

Compassione dicevamo, ma non umoristica ma elegiaca. Emily morta di parto chiede al capocomico di tornare sulla terra al suo dodicesimo compleanno ma s’interroga tragicamente:

  

…Accadeva tutto questo, tutte queste cose, e noi le vivevamo senza neanche accorgersene… Ah, riportatemi lassù… sulla collina… nella mia tomba… c’è nessuno….nessun essere umano….che sappia quello che sta vivendo mentre lo vive? Nessuno?…

Direttore di scena: No (pausa) I santi e i poeti forse…forse un poco…

  

Ritornata sulla collina Stimson la appella:

  

“Adesso lo sai! Ecco cosa significa essere vivi. Aggirarsi in una nuvola d’ignoranza; andare attorno calpestando i sentimenti di quelli… di quelli che avete vicino… sprecare il tempo, buttarlo via come se gli anni da vivere fossero milioni… ignoranza, cecità”15.

  

Il rovesciamento vita-morte è preceduto dal racconto della storia della piccola città e il suo svolgersi in termini elegiaci non si interrompe quando si sale dalla collina.

La stessa seria dolorosa compassione di Pirandello, pur con le stesse premesse, si dipana  

con una leggerezza impalpabile “permeata di delicata mestizia”16.

Lo stesso tono è proprio della serie di quadri della antologia di Spoon River, dove è presente il medesimo “topoi” della collina, come luogo di riposo. In generale i componimenti intitolati col nome degli ex abitanti si dipanano con una avvincente affabulazione colloquiale e discorsiva, accompagnata da una forte eufonicità. L’inizio o la fine dei componimenti sono però affidati alla forma epigrammatica e sentenziosa, una sorta di raccolta di aforismi che forse è stata decisiva nella fortuna dell’opera.

Vi sono anche alcuni componimenti, come ad esempio quello introduttivo, che invece si basano sulla ripetizione di interi sintagmi a mo’ di litania, che come è stato studiato da Jakobson e dai Formalisti Russi è una caratteristica della poesia popolare più antica.

Ma la cultura della città di Spoon River è differente da quella di “Piccola Città”: ci viene raccontata dai morti, dal maniscalco, al fittavolo, ai preti, ai bibliotecari, proprietari, uomini di legge, banchieri e mascalzoni senza nascondere nessuna atrocità, aborti clandestini, espropri truccati, omicidi, guerre. Il risultato è un forte impegno civile, contro il malessere, il sopruso, il mal di vivere.17

Su di tutto aleggia l’ipocrisia del buon nome di Spoon River che giammai sarebbe dovuto essere intaccato. Il colloquiale accostato all’epigrammatico danno un senso di teatralità, come succede nei drammi di Brecht, quando ad uno ad uno gli attori interrompono  l’azione e parlano direttamente al pubblico.

Il sentimento oscilla tra la pacificazione e la rivincita come in questi epigrammi

  

Hod. Putt

ora noi che ognuno a suo modo,

profittammo della legge sulla bancarotta,

dormiamo in pace uno a fianco all’altro

  

Ollie Mcgee

il volto di quel che ero, il volto di quel che subii!

Questi lo spingono al luogo dove giaccio.

Nella mente, perciò, son vendicata.18


Non manca l’invettiva:

 

Nicholas Bindle

 

Non vi copriste di vergogna, cittadini,

quando la mia proprietà fu stimata e tutti seppero

quale fortuna esigua lasciavo?

E non pensate che non sapessi

Che l’organo che regalai alla chiesa,

suonò i suoi inni cresimali quanto il decano Rhodes,

che aveva distrutto la banca e quasi rovinato me,

pregò per la prima volta dopo la sua assoluzione.19

  

<<Asso>>Shaw

vedi tu un uomo probo negli affari?

Costui rimarrà in piedi di fronte ai Re!20

  

Come per le altre opere prese in considerazione la morte non riesce ad affermare il senso della vita e si ripete il concetto che la vera vita è la morte:

  

Gorge Gray

Dar significato nella vita può portare alla follia

D'altronde la vita senza significato è la tortura del vago e infaticabile desiderio.

E’ una nave che desidera il mare e ne ha terrore.21



1 PIRANDELLO Tutto il teatro – Newton, ’94 - Roma

2 Thornton Wilder – Tre Commedie – Oscar mondatori Classici, Mondatori ‘64

3 Lee Masters – Antologia di Spoon River. New Compton , Roma 1974 

4 Boitani Piero, L’ombra di Ulisse, il Mulino, cap. IV p. 87 e segg.

5 S.P.C.D. p. 37 - 38 

6 P.C., incipit 3° atto p. 67

7 La Allegoria è la figura retorica più teatrale – Evoca, richiama, impersona.

8 ASR, 169

9 Sei personaggi in cerca d’autore ib. p. 48

10 http://www.saxfone92.it/autori/pirandello.htm

11 ib.

12 ib.

13 L. Pirandello L'Umorismo, a cura di Guglielmino, Oscar Mondadori, '86

14 ib. p. 21

15 Piccola città – ibidem p. 78

16 Devoto Oli: Elegia

17 Su “Spoon River” e gli scritti anti imperialisti di Edgar Lee Masters by Jim Zwick – www.boondocksnet.com

18 Antologia p. 19

19 ib. p. 65

20 ib. p. 73

21 ib. p. 88